Sviluppo di terapie per la Sindrome di Usher

Partners

Università Cattolica del Sacro Cuore

Istituto di Oftalmologia Policlinico A. Gemelli, Roma

Presso il Policlinico A. Gemelli, è attiva da molti anni l’unità clinica diretta dal Prof. Benedetto Falsini che rappresenta una delle più importanti realtà italiane nel campo delle distrofie retiniche ereditarie. L’unità si occupa sia di assistenza clinica alle persone colpite da queste patologie – per le quali ha messo a punto sofisticati sistemi diagnostici – sia di ricerca scientifica finalizzata alla cura delle distrofie retiniche e realizzata in collaborazione con prestigiosi enti nazionali (CNR e MAGI LAB) e internazionali (National Eye Institute, NIH).

WithUsShare: Mario Zanobini Usher Syndrome Foundation

La Fondazione Mario Zanobini è stata costituita nel 2015 dalla famiglia di Alessandro Mennella, nipote di Mario Zanobini e testimonial del progetto di Rare Partners Run4Usher. La Fondazione ha lo scopo di promuovere la ricerca sulla Sindrome di Usher, aumentare la conoscenza della malattia e aggregare il maggior numero possibile di famiglie e associazioni operanti nel settore.

Malattia

Sindrome di Usher

La Sindrome di Usher è una malattia autosomica recessiva che si manifesta con sordità associata a retinite pigmentosa e perdita progressiva della vista.
Si distinguono tre forme della malattia diverse per gravità del danno uditivo ed età d’insorgenza dei sintomi visivi.
La Sindrome di Usher di tipo 1 si presenta con sordità congenita profonda alla nascita, disturbi dell’equilibrio con conseguenti problemi nella deambulazione e retinite pigmentosa nel primo decennio di vita.
Il tipo 2 è caratterizzato da moderata sordità alla nascita, equilibrio nella norma e retinite pigmentosa che appare tra l’adolescenza e i vent’anni.
Il tipo 3 presenta una funzione uditiva normale o quasi alla nascita e per tutta l’infanzia e l’adolescenza; in questi casi, la diagnosi di retinite pigmentosa avviene generalmente tra i 30 e i 40 anni di età e contemporaneamente l’udito, come pure l’equilibrio, comincia a peggiorare.

In generale, la retinite pigmentosa, che si manifesta dopo la sordità, nella fase iniziale comporta deficit visivo in presenza di luce scarsa e tende a degenerare verso la completa cecità nell'arco di qualche decennio.
Ad oggi sono noti 11 geni responsabili della Sindrome di Usher e tutti codificano per proteine coinvolte nello sviluppo e nel funzionamento dell’apparato uditivo e dei fotorecettori della retina.

Incidenza e prevalenza della malattia

La Sindrome di Usher colpisce 1 bambino su 20.000 e i soggetti affetti rappresentano circa un sesto di tutti coloro che si ammalano di retinite pigmentosa. E’ la più frequente causa di sordo-cecità. Si stima che, in Italia, ci siano tra  2.000 e 3.000 persone affette da Sindrome di Usher.

Progetto

Rare Partners ha avviato un’intesa attività di studio dello scenario scientifico sulla Sindrome di Usher. Lo scopo è monitorare tutte le opportunità terapeutiche attualmente in sperimentazione per la sindrome di Usher. 
Ad oggi non esistono cure per la malattia, ma molti laboratori in tutto il mondo stanno lavorando in tre direzioni:

  • terapia genica 
  • impianti prostetici (retina artificiale)
  • approcci farmacologici


In questa fase, Rare Partners si è focalizzata sulle terapie più “conservative” mirate a ritardare la degenerazione retinica ed a migliorare la qualità della vita del paziente.
In questa direzione, una prima collaborazione è stata stabilita con il Prof. Benedetto Falsini, Università Cattolica del Sacro Cuore e Policlinico A. Gemelli, da molti anni impegnato nel campo della Sindrome di Usher.
Presso l’unità del Prof. Falsini è attivo un servizio di diagnostica e di assistenza ai pazienti che sta permettendo di raccogliere importanti informazioni sulla storia naturale della malattia. Queste informazioni vengono sistematicamente archiviate all’interno di un registro che permette di raccogliere tutti i dati clinici e genetici dei pazienti, di confrontarli con loro e di dettagliare la storia clinica della malattia.
Lo strumento così realizzato è fondamentale per poter pianificare interventi terapeutici e futuri studi clinici.

Allo stesso tempo, l’unità è impegnata nello studio di fattori neurotrofici che potrebbero svolgere azione protettiva sulla retina e prevenirne o rallentarne la degenerazione, garantendo un mantenimento della funzione visiva più a lungo termine.
Studi preliminari in modelli animali e uno studio clinico pilota effettuato con nerve growth factor hanno già dimostrato una potenziale efficacia dell’approccio in diverse distrofie retiniche. Il gruppo di Roma sta valutando l’applicazione di questo approccio anche alla Sindrome di Usher.
Rare Partners si è impegnata a sostenere queste attività per due anni co-finanziando le posizioni di due medici ortottisti che lavorano al progetto sotto la guida del Prof. Falsini.
Parallelamente a questa attività, Rare Partners sta instaurando collaborazioni internazionali, in particolare con il Prof. Samuel G. Jacobson, Direttore del Centro di Degenerazione Retinica Ereditaria, dello Scheie Eye Institute, Università di Pensilvania, massimo esperto mondiale delle patologie retiniche ed della Sindrome di Usher. Attualmente è in corso di valutazione la fattibilità di uno stage di un ricercatore italiano presso i laboratori dello stesso Prof. Jacobson a Filadelfia, che potrebbe essere realizzato con il supporto di WithUsShare: Mario Zanobini Usher Syndrome Foundation.

All’interno della sua progettualità sulla Sindrome di Usher, Rare Partners organizza incontri tematici al fine di coinvolgere altri esperti e stimolare una discussione tecnica sulle potenziali terapie per la Sindrome di Usher. Il primo di questi incontri si è tenuto lo scorso 25 giugno 2015 presso il Dibit, Centro Ricerche dell’Ospedale San Raffaele di Milano, e ha visto come speaker d’eccellenza il sopra citato Prof. Jacobson con il seminario dal titolo: “The road to treatment of inherited retinal degenerations: where are we now?”.